Quando si parla di trasformazione del service desk, spesso si pensa a gestire i ticket più rapidamente. In realtà, l'obiettivo dovrebbe essere ridurre le ragioni per cui i ticket vengono aperti.
Secondo Gartner, entro il 2029 l'AI agentica risolverà autonomamente l'80% delle richieste più comuni di assistenza clienti, riducendo i costi operativi del 30%. Questa evoluzione apre la strada ad un workplace senza attriti, in cui i collaboratori non devono più ricorrere al supporto IT per poter tornare a lavorare.
Per la maggior parte dei team IT, l'opportunità parte dai ticket di primo livello. Molti riguardano problemi prevedibili: situazioni che l'IT sa già come risolvere, ma che continua a gestire manualmente ogni giorno. Eppure, in molte organizzazioni, l'AI è stata aggiunta ai workflow esistenti senza modificare realmente il modello di supporto. Le richieste possono essere gestite più rapidamente, ma il processo di presa in carico rimane invariato. Il collaboratore continua ad aprire un ticket, la risoluzione inizia solo dopo il passaggio al supporto e gli stessi problemi continuano ad accumularsi nelle code.
Spark cambia il punto di partenza della risoluzione. Basato sulla telemetria DEX in tempo reale e sul motore di remediation di Nexthink, Spark accede istantaneamente ai dati contestuali relativi al dispositivo, alle applicazioni e alla rete del collaboratore, inclusi indicatori come lo stato di salute del dispositivo, le prestazioni delle applicazioni, l'accesso VPN e le condizioni della connettività. Utilizza questo contesto in tempo reale per diagnosticare il problema ed eseguire le azioni approvate dall'IT nel rispetto dei controlli già definiti. Invece di attendere l'apertura del ticket, Spark interviene direttamente sui problemi ricorrenti, riducendo le interazioni di primo livello non necessarie ed eliminando del tutto queste attività dalla coda.
Nella maggior parte delle grandi organizzazioni, gli strumenti di collaborazione utilizzati ogni giorno generano un flusso continuo di problemi di piccola entità, ma sufficientemente critici da arrivare al service desk. I sintomi possono cambiare da un caso all'altro, ma nella maggior parte delle situazioni le cause sono riconducibili agli stessi schemi ricorrenti, legati allo stato del dispositivo, alle condizioni della rete o al contesto dell'utente. Ciò che per il collaboratore sembra un problema nuovo è spesso una situazione che il service desk ha già affrontato decine di volte.
Con Spark come primo punto di contatto, il processo non inizia più con l'apertura di un ticket. Quando un collaboratore segnala un problema relativo a uno strumento di collaborazione, Spark verifica in tempo reale cosa sta accadendo sul dispositivo, controlla che l'applicazione sia aggiornata, valuta le prestazioni della rete e analizza lo stato complessivo del dispositivo. Se è disponibile una procedura di risoluzione approvata, la esegue immediatamente nel rispetto delle regole definite dall'IT. Il collaboratore riceve assistenza nel momento stesso in cui si presenta il problema, senza che il service desk debba ripetere l'ennesima procedura di troubleshooting per una situazione già nota.
Ecco un esempio pratico:
Spark rileva un degrado della qualità delle chiamate, verifica lo stato della rete e del client Teams, applica la procedura di remediation approvata e ripristina la qualità della chiamata nel corso della stessa interazione.
Con il tempo, una categoria di richieste che in passato assorbiva una quota significativa delle attività di primo livello si trasforma in un processo ampiamente autonomo, riducendo il volume dei ticket ed eliminando le ripetute attività di troubleshooting che prima erano necessarie.
I problemi di prestazioni degli endpoint sono comuni negli ambienti IT di grandi dimensioni, soprattutto quando i dispositivi si allontanano progressivamente dalle prestazioni originarie. Un esempio classico è l'avvio lento del dispositivo o tempi di accesso prolungati. Quello che dovrebbe essere un rapido inizio della giornata lavorativa si trasforma in diversi minuti di attesa, mentre le attività in background competono per le risorse disponibili. In un modello di supporto tradizionale, l'analista parte dalla descrizione del problema fornita dall'utente e apre un ticket. Solo successivamente raccoglie i dati relativi a CPU, memoria, disco e processi prima di stabilire quale intervento eseguire.
Spark cambia il punto di partenza di questo processo perché opera sulla telemetria degli endpoint in tempo reale e valuta lo stato del dispositivo nel momento stesso in cui il collaboratore avvia l'interazione. Può analizzare in tempo reale l'utilizzo delle risorse, l'impatto delle applicazioni in fase di avvio e il comportamento anomalo dei processi, invece di farlo solo in un secondo momento. Quando vengono raggiunte le soglie definite dall'IT ed è disponibile una procedura di remediation approvata, Spark esegue direttamente l'azione correttiva oppure avvia un workflow strutturato tramite Flow.
Ecco un esempio pratico:
Spark individua i processi in background che rallentano l'avvio del dispositivo, libera le risorse di memoria e verifica le prestazioni dopo la remediation, consentendo al collaboratore di riprendere subito il lavoro senza aprire un ticket.
Il risultato è che i problemi per cui esistono già procedure di diagnosi e remediation possono essere risolti immediatamente, nel rispetto dei guardrail definiti dall'IT, senza dover raccogliere manualmente i dati o creare un ticket.
Nella maggior parte delle organizzazioni, una quota significativa dei ticket di primo livello riguarda categorie ricorrenti: errori di sincronizzazione delle policy, ripristini delle configurazioni di base, aggiornamenti delle autorizzazioni e riavvii dei client. La persistenza di queste richieste dipende in genere più dal modo in cui è progettato il workflow che dalla complessità tecnica dei problemi.
Spark si integra nei canali self-service già esistenti e interviene quando un collaboratore chiede assistenza. A partire da questa interazione, Spark cerca di risolvere completamente il problema prima ancora che venga aperto un ticket. Analizza il contesto dell'endpoint, applica le Agent Actions approvate dall'IT e gestisce i problemi ricorrenti direttamente durante l'interazione di supporto. Invece di far confluire l'ennesimo problema noto nella coda del service desk, l'IT può eliminarlo del tutto.
Ecco un esempio pratico:
Spark rileva un problema ricorrente del client Outlook, esegue le azioni approvate di riavvio e svuotamento della cache e ripristina il corretto funzionamento dell'applicazione nel corso della stessa sessione.
Man mano che queste categorie prevedibili vengono risolte in modo autonomo, il numero di nuovi ticket diminuisce progressivamente. Zero Friction diventa così un risultato misurabile, non soltanto un obiettivo dichiarato. La prova è data dalla riduzione dei ticket di primo livello e dal miglioramento del tasso di risoluzione al primo contatto nei casi in cui è ancora necessario l'intervento umano.
L'opinione che i collaboratori hanno dell'IT dipende spesso proprio dai momenti in cui il lavoro si blocca, ad esempio a causa di problemi di accesso o di cicli continui di autenticazione. Si tratta di situazioni urgenti e ad alto livello di attrito, che generano ticket difficili da risolvere perché il collaboratore non può effettuare una diagnosi in autonomia e il service desk è costretto a partire da domande anziché da dati concreti.
Spark è progettato proprio per questi scenari. Quando un collaboratore segnala un problema di accesso, Spark verifica in tempo reale lo stato della connessione e del dispositivo e segue la procedura di risoluzione approvata in base a quanto rileva. Se il problema corrisponde a uno schema già noto, il collaboratore può riprendere immediatamente il lavoro, senza dover entrare in un processo di supporto basato su una diagnosi preliminare e continui passaggi di consegne.
Ecco un esempio pratico:
L'impatto non si traduce soltanto in una migliore esperienza per i collaboratori. Significa anche un service desk che dedica meno tempo a ricostruire problemi già noti e più tempo alle attività che richiedono davvero il giudizio e le competenze di una persona.
Le segnalazioni relative alle prestazioni sono una costante per il service desk, perché riguardano problemi reali, hanno una componente soggettiva e sono spesso il risultato di un progressivo degrado delle prestazioni, piuttosto che di un guasto evidente. Quando viene aperto un ticket, si è già entrati nel consueto circolo vizioso: fare domande, raccogliere i log, attendere una risposta, provare una soluzione e ricominciare da capo.
Spark interrompe questo schema partendo direttamente dallo stato del dispositivo in tempo reale. Quando un collaboratore segnala un rallentamento, Spark valuta immediatamente ciò che sta accadendo, individua le condizioni che più spesso causano il problema e applica la procedura di remediation approvata. L'esperienza cambia radicalmente: da un lungo scambio con il supporto si passa a un percorso di risoluzione diretto, basato su dati accurati e in tempo reale.
Ecco un esempio pratico:
Spark rileva in tempo reale un utilizzo eccessivo di CPU e memoria, elimina la causa della contesa delle risorse e verifica che le prestazioni del sistema siano tornate alla normalità prima di concludere l'interazione.
Le opportunità più interessanti per Spark riguardano proprio quei problemi che l'IT sa già come risolvere, ma continua a gestire manualmente ogni giorno. Le segnalazioni di dispositivi lenti ne sono un esempio perfetto. I segnali provenienti dagli endpoint sono già disponibili e il percorso di remediation è generalmente ben definito. Spark utilizza questo contesto in tempo reale per riconoscere il problema ed eseguire la correzione durante l'interazione con il collaboratore, eliminando la necessità di aprire un ticket.
Spark può essere applicato a molte delle problematiche ricorrenti che alimentano costantemente il volume dei ticket di primo livello, ma questi casi d'uso rappresentano solo una parte delle sue potenzialità. Nella maggior parte degli ambienti IT, un numero relativamente limitato di problemi ripetitivi - come l'instabilità degli strumenti di collaborazione, il degrado delle prestazioni degli endpoint e la deriva della configurazione - genera una quota sproporzionata delle richieste al service desk.
Quando queste situazioni vengono gestite in tempo reale, in modo autonomo e senza passare dalla coda del service desk, l'impatto è strutturale. Il volume dei ticket diminuisce, la risoluzione diventa immediata e il service desk può dedicare più tempo ad attività a maggior valore aggiunto, anziché a interventi ripetitivi. La vera domanda non è più con quanta rapidità si possono risolvere i ticket, ma se quei ticket debbano davvero arrivare al service desk.
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